le colonne

Le Colonne Marziale, Caserta di Giovanni Gravina

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (3 voti, media: 3,67 su 5)
Loading...

foto immagine giovanni gravina

by Pane Cafone, nickname di un giovane brillante avvocato (Giovanni Gravina) innamorato del “buon” cibo; il suo motto, infatti, è “TO EAT IS A NECESSITY BUT TO EAT INTELLIGENTLY IS AN ART“.

Ebbene si, sono riuscito ad andare a cena dalla chef Marziale, forte della curiosità arrivata (di fama già era nota), dopo aver visto i suoi piatti a Masterchef. Per me, che sono un appassionato di cucina che non mangia pesce, trovare una tale varietà di piatti “fishfree” era come un invito a nozze!

Certo quando hai tanta curiosità e tante attese, può succedere che il giudizio alla fine non sia al livello della premessa. E così è stato. Visto però che parliamo di un ristorante e di una chef stellati, ho voluto fare ordine nelle mie idee per esprimere il giudizio più oggettivo possibile.

Proprio per questo motivo ho deciso di dividere questa recensione in due parti, una oggettiva ed una soggettiva per non confondere aspetti che tra loro non vanno confusi.

Sicuramente, è oggettivo che il servizio sia stato in parte scarso ed in parte buono.
Scarso perché non si può attendere di ordinare ben 45 minuti, ricevendo nell’attesa solo una sfogliatella rustica mignon (a testa ovviamente!) di ottima qualità e dovendo più volte chiedere l’acqua perché finita.
Scarso perché abbiamo chiesto il menu per ordinare per ben due volte e le posate a tavola sono state portate solo dopo l’ordinazione.
Forse un tantino brusco è stato anche il maitre di sala nel forzare l’ordine anche per i dolci, pur giustificando che lo faceva per evitare l’attesa. Dopo essere finalmente riusciti ad ordinare, il servizio si è poi ripreso e le portate sono state servite in tempi adatti al luogo. Ciò significa che il problema non era la cucina ma l’efficienza in sala.
Passiamo invece alla parte soggettiva e, cioè, i piatti. Qui nessuno può dire nulla. Se una cosa ad uno piace ed all’altro no, quest’ultimo e nessun altro può criticare il primo. I gusti sono gusti e proprio in quanto tali estremamente soggettivi e personali.
Nello specifico ho ordinato la palla di mozzarella, la pizza al contrario ed i paccheri ai tre pomodori.
La palla l’ho sognata anche di notte fino a che non l’ho assaggiata. Panatura incredibile e mirabile l’idea di rimozzare la mozzarella dopo averla farcita.
Il risultato, però, al palato è purtroppo deludente (forse a causa delle enormi aspettative). Prima di tutto, e ritorniamo all’esame oggettivo, la palla era a temperatura ambiente. ssendo una frittura, da napoletano mi sarei atteso che la palla fosse calda. Secondariamente, il gusto dei tagliolini al pesto non é venuto fuori così come neppure le diverse consistenze tra involucro e ripieno. Peccato!
Per quanto riguarda invece la pizza al contrario credo che sia molto divertente come idea: la
mozzarella morbida contrastava con i crostini di pane sparsi sia all’interno dell’impasto che sopra.
Buono il pomodoro a condimento. Mangiando, però, mi sono reso conto però che stavo avendo una sorta di deja vu. Solo dopo qualche giorno ho realizzato di cosa si trattava: io (e molti altri al sud) quel piatto, meno sosfisticato, lo avevo già mangiato! Chi non ha provato la provola (non quella fresca di giornata ma di qualche giorno di frigo, che ha perso l’acquosità) alla pizzaiola in padella o al forno fatta con il grill? Mancavano solo i crostini. Tutto questo ha provocato una delusione maggiore di quella che già avevo vissuto con la palla.
Purtroppo la situazione non è migliorata, anzi c’è stata una caduta verticale, con l’arrivo del primo, i paccheri ai tre pomodori con il latticello di bufala. Le foto e la descrizione del piatto (visto e rivisto su internet perché cerco sempre di andare a cena con le idee chiare) mi avevano determinato nella scelta. Nel piatto mi ritrovo però dei paccheri di gragnano (ne ho mangiati di migliori) con la passata di pomodoro, ovviamente di buon sapore, che sono stati una delusione.
La preparazione dei tre pomodori cotti in tre modi diversi è stata appiattita da un passato di tutti questi pomodori così diversi per qualità e cottura. In un ristorante stellato tutto mi sarei aspettato tranne che mi venisse servita una pasta con la passata di pomodoro (seppur di lusso).
A conclusione, il dolce è stato invece l’impennata che ci voleva. Il gianduiotto è semplicemente grandioso e dal sapore intenso come a me piace.
Ho assaggiato anche la finta carbonara che non mi ha entusiasmato così come l’impiattamento dei piatti degli altri miei commensali.
Una breve nota, ancora soggettiva, merita il locale. Sebbene la chef, a tutti quelli che lo criticano (a volte in maniera sgarbata), ci tenga a sottolineare che è vintage, devo dire che non tutto ciò che è vecchio è vintage e non tutto ciò che è vintage è bello. A me personalmente non è piaciuto e trovo importante sentirsi a proprio agio a cena, anche l’occhio vuole la sua parte. Ho trovato l’illuminazione, in particolare, più adatta per gli esterni e di quel vecchio non vintage non bello che fatto si che mettessi una pietra su alla serata.
Il conto, tutto sommato, non è salato. Resta però la difficoltà di inquadrare questo ristorante.

Lascia un commento