Sala interna, Torre del Saracino, Marina di Aequa, Vico Equense

Torre del Saracino, Vico Equense

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Il connubio (ormai solo professionale) tra la vulcanica Vittoria Aiello e Gennaro Esposito ha creato e fa vivere uno dei tanti gioielli della Costiera Sorrentina: la Torre del Saracino. Un luogo che al di là dei gusti e delle preferenze individuali non può non colpire.

La struttura è senza dubbio unica: una delle cinque torri normanne del golfo di Napoli, quella situata nel porticciolo di Marina d’Aequa, una frazione di Vico Equense. La stessa si compone di una piccola sala interna con 7 – 8 tavoli, un terrazzino dove fare l’aperitivo e un ambiente nella Torre dove prendere il caffè e i dolci e rilassarsi dopo aver mangiato.

Spettacolare la cucina, vero cuore della Torre del Saracino; 8-10 persone, ognuno al posto giusto, concentrato a fare il suo dovere nel miglior modo possibile ma con una grande serenità, prendendosi anche il tempo di sorridere e parlare con i “visitatori”.

Così come meritevole di una visita anche la cantina, veramente straordinaria: una quantità infinita di vini, champagne, spumanti, etc, ognuno perfettamente al suo posto e catalogato.

Perfetta l’accoglienza; il maitre Vincenzo, oltre che professionale, è molto gentile e cordiale e fa sentire a proprio agio i commensali. Puntuale e molto competente la sua descrizione di ogni piatto, compreso il pane; altrettanta competenza descrittiva la so ritrova nel sommelier.

E veniamo alle portate, ovviamente e inevitabilmente il pezzo forte della Torre del Saracino.

Si può scegliere sia la degustazione che singole portate ordinando a “la carte”. Io ho scelto la degustazione.

Come aperitivo un Franciacorta flamingo.

Poi una vellutata di zucca con funghi e uova, accompagnata da un piccolo panino con una polpettina.

Subito dopo una spuma di ceci con broccoli.

Gli antipasti si chiudono con un gambero al vapore accompagnato da varie creme.

E si inizia la degustazione dei vini. Alcuni saranno memorabili.

Il primo (e a mio parere il migliore): un Franz Haas. Emanava una fragranza quasi irreale. Spettacolare.

Poi mi viene servita una zuppetta con una millefoglie di seppia.

E si cambia il vino; è ora il turno di un Fiano Pietraincatenata Luigi Ruffini. Di un incredibile giallo paglierino.

Viene servito il pane, rigorosamente fatto in casa, e di tre tipi: Kamut, con olive e con verdure.

Poi uno dei pezzi forti di Vittoria: il risotto. Specialità che, infatti, la straordinaria e generosa Vittoria ha cucinato personalmente in occasione dell’annuale evento di beneficenza per il Santobono, l’ospedale pediatrico più importante del Sud – Italia. Lei, insieme ad altri cuoch stellati Campani e con la collaborazione della Onlus del Santobono, due volte all’anno dedica il suo tempo e la sua arte per raccogliere fondi.

Dopo il risotto, molto gradito, ecco il mio unico piatto di terra: i ravioli al pollo alla cacciatora.

Piatto che meritava un vino bianco più corposo e infatti viene servito un bianco d’Ischia Bajola 2013. Senza solfiti. Sembrava un liquore.

La cena si conclude – opportunamente … – con una spigola molto ben cucinata e accompagnata anche in questo caso da varie cremine.

Piatto delicato a cui andava associato un vino delicato: un Cabernet Sauvignon Kollwentz 2013.

Poi i dolci, forse il pezzo forte della Torre del Saracino. Prima una spuma di nocciola per iniziare.

E poi tre piatti di dolci, con ogni ben di Dio. Con una netta predominanza di nocciola e cioccolata. Una delizia per il palato.

Tutto questo accompagnato con un sontuoso Donnafugata Ben Rye passito di Pantelleria.

Infine, l’immancabile piccola pasticceria, servita in un contenitore molto carino e insieme al caffè.  Ma non subito bensì una mezz’ora dopo, giusto il tempo di riprendersi dopo un tale pasto.

Peraltro si può concludere la cena sia a tavola che – molto meglio – nel salottino all’interno della torre. Vista mare e vista Vesuvio.

Il modo perfetto per chiudere un pranzo memorabile.

Prezzi certamente alti, ma inevitabili in uno dei migliori ristoranti della Campania.

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