0807 twin, Dario Cusani

Capri di Dario Cusani

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io infernaledi Dario Cusani.

Chi sono?Nato nel ’48, ho fatto sempre “scoppiare il 48”, ciuccio e ribelle a scuola per questo finii alla Nunziatella, sportivo spericolato (50 anni di agonismo con  oltre 1.200 gare tra sci, golf, sci nautico e automobilismo oltre a sport vari), laureato in economia, per 20 anni imprenditore prima nell’industria di famiglia e poi in società proprie, poi nel 1986 lascio tutto per l’arte e nel 1994 creo la FOTOPITTURA, mia tecnica esclusiva. Oltre 50 mostre in 30 anni e circa 5.800 lavori prodotti in 50 anni (1964-2014) di cui 200 esposti nella mostra “La vita è un collage” al Castel dell’Ovo nel 2015 con un catalogo di 380 pagine e 800 immagini a colori. Il catalogo e i lavori li ho donati alla Fondazione Gabriele e Lidia Cusani Onlus e si possono avere scrivendo a presidenza@fondazionecusani.it. Il ricavato serve per finanziare i progetti di musica con i bambini dei quartieri disagiati e per la CAROVANA ETICA presentata a EXPO a ottobre 2015.

“Capri c’ést fini” diceva la famosa canzone di Hervé Villard nel 1965, che raccontava di un amore finito a Capri. A me invece è finito l’amore per Capri, la più bella isola del mondo che si è arresa alla modernità delle “griffe” perdendo il suo sapore unico ed esclusivo che l’aveva resa famosa nel mondo.

Ma nei miei lavori ho colto la bellezza dei luoghi che è rimasta incontaminata e su quei luoghi ho inserito il mio punto di vista a volte ironico e altre dissacratorio e provocatorio. Comincio dai “faraglioni” che sono diventati “Twin” in onore ai gemelli e al mio gemello Sergio con in lontananza una balena che altro non è che la scia di un motoscafo presente nel collage fotografico che racchiude buona parte delle rocce. Il resto è pittura ad olio su cartoncino che rappresenta la mia tecnica esclusiva nata nel 1994, poco prima di questo quadro. Fu il critico Silvia Pegoraro di Ravenna a definirla per prima “Fotopittura”, mentre Valerio Dehò, critico di Bologna ha scritto che, quella che viene fuori dai miei quadri è “un’altra realtà”. Credo che sia un risultato simile ai sogni che altro non sono che la realtà vissuta che il nostro subconscio elabora durante il sonno. La mia fantasia fa un percorso simile portandomi spesso in mondi fantastici che partono dalla realtà spesso meno bella…

0797 eccentrica virtù Capri, Dario Cusani

Eccentrica virtù Capri

 

In questo quadro rappresento la famosa “piazzetta” di Capri che è sempre stata il luogo della eccentricità dove tutto era consentito, soprattutto nel modo di vestirsi in assoluta libertà. Io sono andato oltre e ho messo delle persone che portano al guinzaglio una formica, un coccodrillo o un delfino…

0823 la vetrina della vanità, Dario Cusani

La vetrina della vanità

Qui c’è sempre la “piazzetta” e il tema è la vanità delle persone che pur di farsi notare camminano con le pinne ai piedi e la maschera sul viso come se stessero scendendo in acqua…

0901 la grande zampata di curzio, Dario Cusani

La grande zampata di Curzio

 

Il quadro nasce da una foto scattata dal mare alla villa di Curzio Malaparte e che, una volta montata come sempre in fotocollage (che dilata l’immagine in verticale o in orizzontale, come in questo caso) sembrava una zampa di un animale. Dal lavoro “La zampata di Curzio” di circa un metro di base, è nato questo quadro di grandi dimensioni dove ho ricostruito, con la pittura a olio, il collage fotografico della “zampata” e ho aggiunto un grande animale di pietra di sapore preistorico per dare un valore temporale alla bellezza della natura che l’uomo non potrà mai distruggere.

2256 le pietre del Cervino, Dario Cusani

Le pietre del Cervino

 

Questo lavoro ha una storia particolare. Nell’estate del 1989 ero a Crans – Montana con la famiglia e decidemmo di andare a vedere Zermatt da dove prendemmo la funivia che ci portò al rifugio dove si vedeva il Cervino dal lato svizzero. Lì sopra a quasi 3.000 metri trovai tante pietre molto piatte che mi colpirono perché immaginai di poterle usare dipingendovi sopra. Durante la discesa a piedi mi riempii lo zaino tanto che arrivai a valle con la schiena massacrata, ma ne valse la pena. A Roma le lavai e le misi su un grande tavolo ad asciugare e lì rimasero per un paio di mesi finché un giorno vidi che una era uguale a un “faraglione”, quello di sinistra attaccato alla terraferma. Poi individuai gli altri 2 e subito mi venne l’idea di montarle su un piano di legno e realizzare con la pittura l’orizzonte con sopra il cielo e sotto la profondità del mare dal quale traspariva la parte nascosta dei “faraglioni” che ho immaginato si uniscano nella profondità.

4051 caprilibri, Dario Cusani

Caprilibri

Ho sempre adorato quella libreria mistica e colta con quel meraviglioso albero che l’avvolgeva in via Camerelle. Lei è scomparsa con i suoi libri ed è apparso l’ennesimo negozio con i suoi vestiti: una brutta sconfitta per la cultura! Ma è rimasto il mio quadro a testimoniare un passato magico che probabilmente non tornerà più, ma che rimarrà nella nostra memoria finché verrà totalmente cancellata dalle generazioni che non avranno mai vista quella meravigliosa libreria. Potranno vederla nel mio quadro ancor più magica e irreale di quella pur magica realtà.

4237 Chantecler, egalitè, faternitè, Dario Cusani

Chantecler, egalitè, faternitè

Questo quadro ha una struttura simile a “Caprilibri” con un orizzonte sul mare e vista sui “faraglioni” che ovviamente è solo frutto della mia fantasia perché da via Camerelle non è visibile (come per l’altro quadro della libreria che è sulla stessa via, ma più avanti). Ma questo quadro vuole essere un inno al rispetto della ricchezza che Capri ha sempre rappresentato, ma solo se non è la causa della povertà (che Capri non conosce!). Ovviamente è una metafora sul mondo che non può vivere con differenze troppo grandi tra le categorie sociali perché la nostra felicità passa attraverso quella degli altri. E questo gap purtroppo si è già fin troppo ampliato generando una condizione negativa che può sfociare in conflitti sociali.

Inoltre il quadro ha acquistato un significato particolare con gli eventi di Parigi avvenuti in questi giorni di metà novembre 2015 in cui scrivo queste note. Le foto riprendono il palazzetto dove c’è la gioielleria Chantecler che era di proprietà della famiglia Capuano, molto nota a Napoli e amici miei d’infanzia e da generazioni tra le nostre famiglie. In cima al palazzetto, realizzato a forma di piramide, ho messo il “gallo” (in francese chantecler) che è anche il simbolo della Francia oggi duramente colpita dalla strage di Parigi. Non immaginavo quando realizzai questo quadro che 9 anni dopo…

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