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Napoli: mix tra realtà e sogno di Dario Cusani

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autoritratto Dario Cusanidi Dario Cusani

Ho raccontato in un centinaio di quadri Napoli, mia città natale, amata e odiata, ma con la quale mi sono riappacificato a quasi 30 anni dal mio trasferimento a Roma (1985). Ho capito che se Napoli avesse anche le strade pulite, il traffico ordinato, gli uffici pubblici funzionanti…sarebbe un Paradiso dove tutti vorrebbero vivere. Da questa considerazione è nato il soggetto di un film dal titolo LA CITTÀ’ DA UN MILIARDO DI PERSONE, un ironico e dissacrante affresco di una città a tinte forti tra il bene e il male che mi ha fatto  riappacificare con Napoli perché dovevo accettarla così com’è!

E non poteva non essere Napoli a dare una svolta determinante alla mia carriera di artista iniziata nel 1986, dando vita nel 1994 alla mia tecnica esclusiva denominata FOTOPITTURA che unisce la fotografia, testimonianza della realtà con la pittura che rappresenta il sogno. Un mondo semi fantastico che sin da bambino mi faceva incantare per lunghi momenti quando, guardando un’immagine, partivo con la fantasia e navigavo in un sogno ad occhi aperti.
Fu nel 1994 che si concretizzò questa mia visione infantile di una realtà-sognata, quando mi recai a Napoli appena terminato il G7 per fotografare le tante “meraviglie” delle quali avevo letto sui giornali. In nove anni dal mio trasferimento a Roma ero venuto a Napoli poche volte per trovare esclusivamente i miei genitori e gli amici, unico “patrimonio” che, insieme al sole e al mare, avevo lasciato nella mia città.
Girai per piazze e monumenti, simboli di Napoli e che definii “Luoghi della memoria”: il Maschio angioino e soprattutto piazza Plebiscito liberata dal “mare” di macchine che la deturpavano. Scattai circa 800 foto con una Nikon che aveva un semplice obiettivo 50 mm che non mi consentiva di fare una inquadratura completa del soggetto (come con il grandangolo), e per questo scattai foto in sequenza (a pezzi) dei luoghi, sovrapponendo leggermente una foto all’altra.
Tornato a Roma stampai le foto 10 x 15 (il digitale era ancora lontano!) e le stesi su vari tavoli cercando di ricomporre l’immagine sovrapponendo le parti in comune. Mi resi subito conto che la diversa angolazione delle varie parti del soggetto, per esempio del Maschio Angioino, creavano una prospettiva dilatata, in verticale per i monumenti e in orizzontale per le piazze. Inoltre mancavano delle parti proprio per questa dilatazione. Comincia così a montare il foto-collage di ogni luogo e monumento, incollandolo su un grande foglio (100 x 70) di cartoncino bianco crespato adatto per dipingervi sopra. E così venne fuori il “MASCHIO IMPERANTE simbolo fallico del maschio napoletano che domina sia nella sua famiglia che nella società napoletana, così come aveva da sempre fatto nella società contadina. Ma, come allora e anche oggi, era la donna quella che veramente “comandava” lasciando credere all’uomo che fosse lui perché “cummannà è meglie ‘ca fottere” (non sono molto pratico del dialetto napoletano che nella nostra famiglia non è mai stato parlato…).
Ma il MASCHIO IMPERANTE è anche e soprattutto il simbolo delle dominazioni che si sono susseguite a Napoli trasmettendole culture, linguaggi, costumi, usanze e tante altre positività che ne hanno fatto la città più cosmopolita al mondo, anche se i napoletani non lo sanno.

Ma il luogo più “rivoluzionario” mi sembrò piazza Plebiscito, mai vista prima libera di auto e per questo riappropriatasi della sua incomparabile bellezza. Il gioco di rimando tra il palazzo reale, segno del potere monarchico e la basilica di S. Francesco di Paola, segno del potere della chiesa, ora era evidente perché, senza più nulla nella piazza, sembrava che il Re e il Papa si guardassero in cagnesco per controllarsi a vicenda. Così nacque “Plebiscito reale” con la reggia in ombra, quasi nera e il foto-collage che s’insinua nella gradinata della basilica che riverbera la luce, quasi a respingere quelle ombre minacciose. Da questa prima versione ha preso luce “Sogno napoletano” dove la piazza sembra innevata e le due statue equestri sono state abbattute, simbolo di pace contro ogni guerra. Ora la reggia è in luce e la gradinata della basilica sembra una collana che cinge la piazza. Al fronte opposto fa da contraltare il “Plebiscito papale” in visione notturna con la basilica triplicata per simboleggiare la triade che regna sulla chiesa.

Poi una sequenza di Napoli e il mare, vero grande patrimonio della città. Alcuni lavori: “Green blu” con la fontana nella curva dell’Excelsior, posizionata su un green della buca 18 a simboleggiare il sogno, vissuto con Bassolino alla fine degli anni ’90, del campo di golf di Pianura che ricevette il finanziamento europeo, ma non fu mai realizzato. Una “Napoli golfistica”, dopo la Napoli “milionaria” e “petrolifera” che, a parte la mia passione per il golf, poteva diventare un polo turistico unico dato che il 20% del turismo mondiale si muove per il golf. Mi rendo conto che non era possibile, perché Napoli non è il Paradiso!!!

E ancora “Napoli trash…endente”, dove il cumulo di spazzatura sul lungomare diventa un muro che fa da argine al mare in tempesta creando un golfo surreale di rara bellezza. A conferma che “non tutti i mali…”.

Ed ancora in “Doppio Vesuvio in barca” un altro simbolo di Napoli, il Vesuvio appunto, staccato dalla sua posizione originale, che diventa carena e spinnaker di una barca a vela, un’altra grande tradizione che ha portato Napoli ai vertici mondiali e olimpici e riempie ogni domenica il golfo di vele spettacolari.

In conclusione “Due pini solitari” con una Napoli vista dal giardino di Villa Medici, sopra piazza di Spagna nel cuore di Roma. Le due città della mia vita (37 anni a Napoli e 29 a Roma) nelle quali sento di aver vissuto una grande “solitudine” perché in entrambe mi è mancata una parte importante. Avrei voluto, come nel quadro, che fossero fuse nelle parti migliori. Allora sarei stato in…Paradiso!

Infine, un cenno particolare a “Napoli che se ne va” – qui scelta come foto – immagine – lavoro nato in memoria dei tanti napoletani che hanno “abbandonato” Napoli (me compreso). Non so se questo lavoro rappresenta una critica o un omaggio, l’una per essere “fuggiti” invece di rimanere a combattere nella propria e per la propria città, l’altro per aver portato il nome di Napoli nel mondo perché ovunque sono andati i napoletani (spesso) hanno raggiunto traguardi  encomiabili.

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