Nicola Tartarone, cammino verso Santiago, mytravelblog.it

Camminando (verso Santiago…)

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Nicola Tartarone in cammino verso Santiago, mytravelblog.itdi Nicola Tartarone.

Sono Nicola, napoletano, ho 32 anni e quest’estate ho deciso di viaggiare da solo per la Spagna. Mi affascinava l’idea del Cammino di Santiago, questa lunga camminata di circa 800 km che parte dalla Francia, Pirenei per l’esattezza e finisce a Santiago, stupenda città a nord ovest della Spagna, nella Galizia. E così senza troppo pensarci ho preso un biglietto per Leon che si trova all’incirca a metà percorso del Cammino Francese, il più conosciuto (perché dovete sapere che di cammini ce ne sono diversi) e da lì è iniziata la magia. Ho scelto di non percorrere tutto il tragitto perché non avevo molto tempo da dedicare alle vacanze e quindi ho calcolato che da Leon avrei impiegato circa 12 giorni per arrivare a Santiago. Di seguito vi indicherò il percorso tracciato e successivamente vorrei condividere qualche sensazione su questa magnifica esperienza.

Ecco le tappe:

Leon  >  (40km) Hospital De Orbigo  >  (27 km) Santa Caterina  De Soma  >  (27 km) El Acebo >  (31 km) Cacabelos  >  (34 km) La Faba >  (28 km) Tricastela  >  (26 km) Sarria >  (35 km) Ventas De Naron >  (27 km) Melide >  (25 km) Pedrouzo >  (31km) Santiago De Compostela  >  (con Bus) Finisterre

Ecco il mio racconto:

Cammino da giorni attraversando posti che all’improvviso cambiano. Trovo spianate verdi, deserti senza fine poi vallate rigogliose e ancora altri colori che si mescolano come in una tela, per non parlare del tempo che mi spiazza di continuo mostrandosi, spavaldo, nelle sue quattro vite. E così mi addentro, assieme a Francesco, mio casuale compagno di viaggio, in un sentiero che da lontano lascia intravedere un paesino. Ma in realtà non si tratta di un paesino, dal pieno della natura ci ritroviamo affiancati da qualche casetta in pietra a secco e tetti a falde, recinti ovunque e odore di fieno misto a sterco.  Sembra di aver fatto un salto in un tempo diverso dal nostro, figlio di una realtà rurale che non riconosco.  Proseguo sul sentiero scorgendo in lontananza una figura minuta che dal suo profilo sembra tenere in mano qualcosa. Ci guardiamo straniti non vedendo l’ombra di un respiro da ore e trovando qualcosa di anomalo in quella macchia fissa che, avvicinandoci, sembra ci stia chiamando a se. Siamo sempre più vicini e la visione è pressoché limpida.  Si tratta di una vecchia signora, porta dei pantaloni da uomo con sopra una grembiule, al collo uno scialle e tiene un piatto tra le mani coperto da un panno bianco. Noi siamo lì ed io sono  timoroso, non riesco ad inquadrare questa figura e sono diffidente. Le siamo ormai di fronte;  niente più pensieri,  lei ci sorride e scopre il suo piatto rivelando il suo grande mistero.  Ci sta offrendo delle crepes e per giunta appena fatte dato il calore che emanano.  Io le sorrido, un pò per contraccambiare, ma soprattutto perché tra me e me penso a quanto io sia un cretino. “E’ cosi piena di merda la mia mente?”.  Mi chiedo “ E dove credevo di essere finito, in un film dell’orrore?  “ Mi stupisco,   “ tanta strada percorsa e ancora non sono entrato in modalità cammino”.  Condivisione,  abbandono, meraviglia, sono sensazioni con le quali io, “uomo civile”, non ho grande dimestichezza. Per me è difficile spogliarmi dei vestiti abituali, lasciare che il sentiero mi guidi senza il freno dell’errore, della fregatura dietro l’angolo.

E così mangio la crepe: è buonissima. Non potrei desiderare qualcosa di meglio in questo momento. Lei mi spiega che tutti gli ingredienti sono naturali. Mi indica le sue galline dove ha preso le uova e la stalla dove poco prima aveva munto la vacca per ottenere il latte;  gliene chiedo subito un’altra, sono affamato. Io e Francesco ci guardiamo increduli e gioiosi, sembriamo due bambini e forse per poco lo siamo.  Sento esplodere i sapori nella bocca, sono così semplici e così buoni.  La ringraziamo di cuore e andiamo via pensando a quanto  fortunato sia stato questo incontro e a quanto tutto questo ci abbia riempiti, in tutti i sensi.

“Per così poco?”  mi domando, “per così poco ero felice, per una cosa cosi semplice?” e sorrido, incredulo. Iniziando a realizzare. Forse essere architetti della propria mente non è la soluzione e magari basta camminare per ottenere risposte o ancora meglio,  camminare è la risposta.

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