Tempio d'oro a Petra

Petra di Gennaro Di Maggio

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Gennaro Di Maggio a Petradi Gennaro Di Maggio

52 anni, avvocato tributarista per attitudine, appassionato di calcio per vocazione, viaggiatore per inevitabile eredità paterna e per insopprimibile curiosità. Ho iniziato a viaggiare a 16 anni e non mi sono ancora fermato. Nei posti in cui vado non cerco spaghetti o pizza, ma abitudini, curiosità e dettagli. Sono appassionato di costume e di geo politica non mi spaventa arrangiarmi ma amo le comodità, specialmente con l’avanzare degli anni. Il luogo più bello del mondo?l’ultimo che ho visto. Il segreto per non averne nostalgia dell’ultimo viaggio?programmare subito il prossimo.

 

Ci sono stato in gennaio, clima freddino, cieli limpidissimi, foto stupende, scarpe comode, piumino.
Il sito archeologico si trova in montagna a circa 1000 metri, a metà strada tra Amman, la capitale, in cui arriva il volo internazionale, e il golfo di Aqaba sul mar Rosso.
La Giordania, grazie alla monarchia illuminata della famiglia Hussein, a metà strada tra un panarabismo moderato e una tendenza filo occidentale, risponde a suon di riforme a sussulti jihadisti e primavera araba, garantendo da anni una pacifica convivenza, la mancanza di attentati , e una sostanziale sicurezza per il viaggiatore.
Petra costituisce, oltre all’ovvio piacere per i sensi, una dura lezione per il visitatore italiano, vediamo perché: il sito archeologico è raggiungibile attraverso un piccolo paese di montagna, dove sono state raccolte le strutture ricettive; alberghi di catene internazionali a tre, quattro e cinque stelle, con un ottimo rapporto prezzo – qualità, tutti abbastanza vicino all’ingresso, uno con accesso diretto; il mio era il Movenpick. Standard buono anche per il cibo, locale ed internazionale; dovunque piscine, giardini, utili in estate quando fa davvero molto caldo. Nel complesso tutto sembra molto lindo, organizzato, accessibile, ordinato e qui cominciano i confronti con la amata Pompei, priva di alberghi e ristoranti in un raggio di chilometri, lasciata all’improvvisazione, spesso meta del solo viaggiatore di passaggio.

A Petra devi andarci, non ci puoi solo passare.

La strada per giungere alla città nabatea del I secolo a.C. si snoda nel letto di uno wadi, suggestivo, tra sole ed ombra, costellato di colonne, nicchie, edifici piccoli, fino a giungere alla gola di Siq, uno stretto, magnifico passaggio di arenaria rosa che improvvisamente fa da sipario per il fantastico khaznah, il monumento scavato nella roccia e simbolo di Petra, quale una delle meraviglie del mondo moderno.
Da qui si apre tutta la città, rosa, rosso, ocra, disseminata di edifici a diverse altezze, templi, semplici abitazioni, tombe, tutte scavate nella roccia, fino a giungere alla collina di al khubtah, dove con una faticosa ma provvidenziale salita si visitano i luoghi più belli della spianata.
Le dimensioni sono enormi, come Pompei, all’interno vi è un ‘atmosfera gradevole, un senso di estrema pulizia, una discreta sorveglianza.
I Beduini vendono kefiah, pietre e stoffe, offrono divertenti sgroppate in tutto il sito a dorso di cammello consigliatissime per riposarsi un po’ dalle faticose camminate.
Di fronte al tempio principale un bar con tavoli di legno, in vago stile alpino, prepara tè alla menta e dolci.
In fondo al viale delle colonne un ristorante molto semplice ma pulito, sforna riso, piatti locali e, soprattutto, spara un profumo di carne grigliata che poi mantiene le promesse.
Ovviamente sia il bar che il ristorante sono affollatissimi. Buon segno e lauti guadagni.
Il ritorno alla base può essere effettuato su un calesse guidato da ragazzini del posto che maltrattano i poveri cavalli da traino. Piacevole , ma irritante per il trattamento riservato alle povere bestie.
Non manca un visitor center e un book shop, dove , un po’ grato per lo spettacolo magnifico un po’ invogliato dalle gentili ragazze del posto, non mi sono sottratto al rituale acquisto del souvenir.
La mia visita è stata guidata da un giordano colto e affabile, autorizzato, il quale avendo a lungo vissuto in Italia, parlava ottimamente la nostra lingua.
Non ho visto crolli intorno a me, non ho avvertito pericoli, ho mangiato e bevuto di gusto, ho speso per cammello, pasto, tè alla menta, mance, ingresso e souvenir circa 200 euro per me e mia moglie. Si aggiunga la notte in albergo. A Pompei l’ingresso costa 11 euro a testa (Petra 55), non ci sono ristoranti o bar di tal nome all’interno (vedi sito), ci sono due alberghi in zona (a Petra almeno 30).
La sera viene proposta una strepitosa rappresentazione di Petra di notte, tutti giorni. Da noi, nonostante il clima mite, solo d’estate nei week end.
La Giordania non è la Svizzera né la Germania , ma un paese con enormi difficoltà. Petra viene visitata da circa 700.000 persone l’anno con incassi per 30.000.000 di euro, Pompei 2 milioni e mezzo di visitatori introiti 20 milioni.

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